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“La Mano de Dios” tra storia, guerra e vendetta

Nei giorni scorsi un tesserato della FC Juventus, al secolo Daniel Alves, in un’intervista ad “Esporte”, un programma brasiliano, ha dichiarato: “… Io, con tutto il rispetto per Maradona e la storia che ha fatto, io non sarei stato così orgoglioso di vincere una Coppa del Mondo con un gol di mano. Non potrei raccontare a mio figlio di aver vinto un Mondiale, mentre tutto il mondo parlava della “mano di Dio”. Ci ha ingannato. Ingannò tutto il mondo…Come sportivo non può essere esempio per i giovani…”.
Premetto che questo non vuole essere un attacco ad Alves, tanto meno alla squadra di proprietà ma, ricordare a tutti i sapientoni e criticoni che hanno appoggiato le parole del brasiliano che c’è molto di più di un gol fatto con la mano.

Nel 1883 il Regno Unito dichiara sovrano le Isole Falkland (o Malvine), un arcipelago che si trova a 500 chilometri dalla costa argentina e circa 13.000 chilometri da quelle inglesi, perché vi aveva edificato una base navale. Da allora l’Argentina ha più volte rivendicato l’appartenenza dell’arcipelago, ma senza successo.
Ancora oggi le Isole Falkland, che comprendono anche la Georgia del Sud e le isole Sandwich, (non per il panino ma per John Montagu IV, conte inglese del ‘700) sono di dominio britannico. Non si capisce il motivo di questo accanimento per delle isole che appaiono come paesaggi brulli, ma, ho letto da qualche parte che, di recente si è scoperto (o reso pubblico) che nel sottosuolo delle isole ci sono giacimenti di petrolio e gas naturali…
Nel 1982 gli argentini, sotto il dominio dittatoriale di Leopoldo Galtieri, decisero di occupare nella notte del 25 marzo le suddette isole, prendendosele con la forza. Certo, modi discutibili, ma che ci volete fare. 2 aprile, 8 giorni dopo, il primo ministro inglese Margaret Thatcher inviò: 2 porterei, 21 navi da guerra, 3 sommergibili, transatlantici, 52 elicotteri, 40 caccia-bombardieri, cannoni, missili… 72 giorni, e il Regno Unito riprende ciò che non era suo.
Una guerra che vide circa 13 000 soldati argentini, perlopiù giovani, male armati, congelati e stremati, bombardati senza tregua dalle navi e dagli aerei inglesi e infine sconfitti.
Gli unici argentini rimasti alle Falkland, sono quelli caduti in guerra, in un cimitero dedicatogli: 650 argentini, che solo dopo 17 anni hanno potuto ricevere il saluto di parenti e amici, perchè solo nel 1999 il governo inglese ha permesso ai cittadini argentini di tornare sull’isola, ma il biglietto aereo costa come un viaggio in Europa e solo pochi se lo sono potuti permettere.

Era il 22 Giugno 1986. In Messico si giocava il campionato mondiale di calcio. Era il mondiale dopo la guerra delle Falkland. La sorte (o Karma, come volete) volle che ai quarti di finale si scontrarono proprio Argentina e Inghilterra. Una partita che tutti speravano di non vedere, per ovvi motivi. Infatti prima del match, fuori lo stadio e sugli spalti, le due tifoserie si scontrarono e la polizia locale dovette fare l’ impossibile per ripristinare l’ordine pubblico.
Per gli argentini era una, se non l’unica, opportunità per vendicarsi degli inglesi. Infatti tra i biancocelesti giocava un ragazzo dai capelli neri riccioluti, che in quel periodo giocava nel Napoli. Sulla maglia dietro la schiena era stampata, come al solito, la numero 10.
Gli inglesi avevano sentito ben parlare di quel ragazzo, e tutto il primo tempo fu una “caccia all’uomo” sul fantasista argentino (anche quando non aveva palla). Lui non reagì alle provocazioni, e nel secondo tempo, al minuto 51′, quando, approfittando di uno spiovente del suo compagno Valdano, casualmente deviato da un difensore inglese, intuendo la direzione, si avventò sulla palla incurante dell’uscita del portiere quasi ad accarezzare il cielo. Con una torsione del busto e un bel colpo di mano sotto la palla, riuscì a scavalcare l’estremo difensore inglese. Era 1-0. Nessuno aveva visto quel che in seguito è stata definita una “magia”, a parte i giocatori inglesi che ovviamente protestavano. Ma l’arbitro non cambiò idea. Il gol è valido. Una “genialata” fatta dal Dio del calcio. Quel tocco non fu fine a se stesso, ma un vero cazzotto in faccia a quegli inglesi che 4 anni prima avevano ucciso più di 600 argentini per qualcosa che non gli apparteneva, e che ancora oggi non gli appartiene. Diego commenterà a fine partita “Quel gol è mio, guai a chi me lo tocca!” Nessuna furbizia, ma solo una semplice “giustizia divina”.
Non contento poco dopo, quel Genio (più volte sottolineato dal telecronista argentino), decise prendere palla a centrocampo, in fuga sulla fascia destra, da centrocampo travolse in dribbling sei avversari e infine il portiere. Dodici tocchi di pura magia. Un gol che è passato alla storia come “Il Gol del Secolo”. Vendetta è stata fatta.
In quel mondiale, la coppa la alzò proprio l’Argentina, e la alzò proprio Lui, Diego Armando Maradona.

Finisco con un pensiero: Se non conoscete la storia o almeno i fatti, evitate qualsiasi gratuito commento. In questo modo, vi garantisco potete risparmiate tante brutte figure.

Francesco Del Piano

 

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