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Il non calciomercato del Napoli

di Michele Monteforte.

Una riflessione sull’operato della dirigenza della SSC Napoli nella scorsa tornata di compravendite di c alciatori, sebbene conclusasi ormai da due settimane circa, ritorna di attualità all’indomani della sconfitta nella prima partita di Champions della nuova stagione.

È sin troppo banale, perché scontato, esprimere un giudizio negativo allorquando i volti nuovi in rosa sono pochi, nel caso del Napoli addirittura due, e magari siffatta valutazione neppure riguarda le capacità tecniche dei nuovi arrivati, ma risente unicamente dell’esiguo numero.

Da un punto di vista aziendale o per meglio dire gestionale, è imprescindibile, in vista del conseguimento degli obiettivi prefissati, avere una strategia che sia deliberata, benché la letteratura aziendale insegna che a quella decisa si affiancano sempre le strategie definite emergenti perché imposte da evenienze imprevedibili. Ovviamente ci si augura che il disegno tracciato conduca a quanto programmato.

Tale premessa serve a richiamare l’attenzione sul fatto che la società partenopea, ascoltando anche i desideri provenienti dallo spogliatoio, ha adottato una precisa strategia, in modo certamente consapevole, e questo di per sé costituisce un aspetto fondamentale.

Si è deciso di puntare sul gruppo già consolidato, senza alterare nessun equilibrio per non rischiare di rompere un giocattolo perfetto, come si è soliti dire.

È una scelta. Da rispettare forse da ammirare, rischiosa come tutte le decisioni, una delle possibili alternative, potrà funzionare o non al pari di tutte le altre. Resta pur sempre una presa di posizione e, già solo per questo, va onorata. Se poi produrrà gli effetti sperati, chapeau, altrimenti si fa tesoro degli errori e ci si migliora. L’importante essere padroni del proprio destino e fare in modo che il percorso da seguire venga deciso e non imposto dalle necessità come alcune pagine della storia del nostro amato Napoli racconta.

Volendo proporre anche un’analisi numerica della strategia seguita, c’è da dire che l’impatto sugli equilibri di gestione sarà tutt’altro che trascurabile.

Non acquistare nuovi calciatori ha significato rinnovare i contratti di quelli già a libro paga, assecondando le rispettive richieste di adeguamento dell’ingaggio.

Due nomi su tutti quelli di Insigne e Mertens, per ognuno dei quali lo stipendio inciderà per 9 milioni di euro, al lordo delle imposte.

Questi numeri dicono poco se non osservati in modo organico in relazione alla ricchezza prodotta dalla gestione, pertanto è d’obbligo considerare che il Napoli consegue ricavi strutturati ovvero consolidati pari a 75 milioni per diritti tv, 30 dall’area commerciale e 20 dal botteghino.

A questi va aggiunto tutto ciò che deriva dalla partecipazione alla Champions, i cui proventi, però, non possono essere messi a budget, se non quelli di questa stagione e tenendo conto solo delle partite del girone.

Dunque, rispetto al fatturato definito strutturale perché tipico pari a 125/130 milioni, solamente i 18 di ingaggio lordo dei due folletti hanno un’incidenza di circa il 14%. Non proprio poca cosa.

Se ne apprezza ancora di più il peso se si considera che Messi, con i suoi 60 milioni lordi, e Suarez, per il quale il Barcellona ne spende 25 sempre considerando anche le imposte, incidono per il 12% sui 625 milioni di ricavi strutturali che i blaugrana realizzano ogni anno.

La medesima incidenza del 12% è anche quella di Cristiano Ronaldo e Bale sui conti del Real Madrid, laddove la coppia Higuain – Dybala assorbono il 7% della ricchezza bianconera. Gli unici ad avere un impatto superiore ai due napoletani è il duo Cavani – Neymar che raggiungono il 16%.

Ecco, quindi, provato che uno studio sui numeri eseguito in rapporto alle proprie potenzialità e, poi, in modo comparato svela che l’approccio seguito dal Napoli risponde ad una puntuale programmazione, la quale ha suggerito un chiaro piano di azione che implicherà notevoli impegni.

Questo modus operandi, si ribadisce, merita apprezzamento sotto il profilo aziendale, se poi dovesse rivelarsi vincente anche sul rettangolo verde, allora si raggiungerebbe l’apoteosi.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Michele Monteforte (Consulente Aziendale di sangue azzurro)

 

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